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L'origine delle monete di ADULIS PDF Stampa E-mail
sabato 20 ottobre 2007

di Haile Bokure

Questo lavoro è destinato principalmente a presentare la storia delle monete e le sue implicazioni per le origini delle monete pre-Axumite la maggior parte delle quali scoperte presso le rovine del porto di Adulis situato a Sud Est di Massaua. Ma per la maggior parte, è dedicata alla vera e propria storia di Adulis la quale è stata falsata in un momento in cui la coscienza nazionale degli eritrei era al suo apice.

Ovviamente generazioni di eritrei hanno romanzato Adulis come si è visto da alcune squadre di calcio, associazioni culturali e di uno dei principali giornali della diaspora, che hanno preso il suo nome. Potrebbe essere scritto un libro su questo sito archeologico. Ma per ora ci aspettiamo che questo modesto lavoro possa servire al suo scopo nel tentativo di fornire maggiori informazioni relativamente ai capisaldi storici della nascente Eritrea.

Baratto nel contesto delle società prive di sistema monetario
 
L'uso del denaro come mezzo di scambio è qualcosa che noi diamo per scontato. In effetti la definitiva introduzione del sistema monetario è un sottoprodotto delle esperienze acquisite nelle società in cui l'economia di mercato è prevalsa sia in contanti o in natura.

E’ stato nella fertile area della Mesopotamia, dove è cominciata la civiltà, che animali addomesticati, come mucche, capre, buoi ecc sono stati usati come mezzo di scambio (Clain 1985 pag 28). In particolare Alvarez nel suo libro raccontando il suo viaggio in Abissinia  nell'anno 1520, menziona la sua osservazione sul baratto di Debarwa, un leggendario comune di Bahri Negasi che significa il re del mare (Alvarez, 1881, pag 62).

Analogamente il termine "pecunia" per il denaro è coniato dal latino "pecus" o singolo capo di bestiame e così "salario", che è una corruzione di sale (Hoyt, 1973, pag 9-10 ). I romani, nonché gli abissini e i cinesi hanno utilizzato il sale come moneta principale da tempo immemorabile (Clain, pag16). Tuttavia il baratto come forma primitiva di scambio divenne assoluto a causa di disagi e questioni sfavorevoli connesse con la transazione commerciale. Infine gli uomini attraverso la pratica così come il ragionamento logico arrivarono ad adottare la moneta come si può evincere dal seguente epigramma:

Il denaro ha quattro funzioni:
E’un mezzo, una misura
una regola, un deposito.

In altre parole per gli economisti una vera e propria valuta deve essere facilmente trasportabile, omogenea, indistruttibile, divisibile e stabile nel valore (Clain, pag 15). Quindi non è difficile immaginare il problema per il trasporto, la detenzione o la fissazione di un valore di animali domestici menzionati in precedenza. È su questo presupposto che si è evoluto il sistema monetario.

Adozione di monete coniate

E’ stato in Asia Minore che è stata coniata la prima moneta, per poi diffondersi in altre parti d'Europa, in un momento in cui l'Impero Ellenista sotto Alessandro Magno si era ampliato fino all’Africa e all’Arabia. Tuttavia, le prime persone ad adottare tale sistema sono stati gli abitanti dell’area del mar Egeo, come Atene e Corinto. Nel quinto secolo le monete sono state prodotte mostrando uomini e animali in azione.

Tuttavia la maggior parte delle monete greche sono state realizzate in argento mentre le monete d'oro sono state coniate in Persia dove regnava il potere ellenistico. Tolomeo, che è stato uno dei generali di Alessandro Magno, produsse una nuova Tetradracma in seguito alla sua adesione al potere d’Egitto nel 305 a.C. Le monete recano la sua propria immagine e l’aquila (Clain, pag 28-31). Alcuni dei governanti dei domini d'Africa come quello di Axum continuarono ad adottare il sistema di monetazione greca.

Nel quarto secolo a.c. o duecento anni dopo i greci,  i romani cominciarono a coniare le proprie (Clain, pag 48-50). La influenza ellenistica era forte a Roma. In particolare sono stati utilizzati come simboli del potere messaggi forti e immagini di re e animali incisi nelle monete.

ADULIS durante l'impero GRECO-ROMANO
 
Nel quinto secolo b.c. una ondata di immigrati dal Sud Arabia, noto come Habeshat, Sabaens e Agazians, si stabilì presso la città portuale di Adulis e nei suoi dintorni (Kidane, 1968, pag 7). Diverse fonti indicano come in Adulis si fossero stabiliti schiavi egiziani, immigrati del sud Arabia, gente locale Cuscita e mercanti greci. La parola "Adulis" deriva dalla lingua greca che significa servi della gleba.

Tuttavia i gruppi etnici yemeniti che sono storicamente conosciuti come Agazians (immigrati) sono chiamati Habeshat (razza mista) dai vicini arabi a causa dei loro interscambi matrimoniali con il popolo locale Cuscita. Lo stesso nome forse è stato interpretato da altri storici come raccoglitori di spezie (Periplus 1912, pag 12) i quali sono tra coloro che migrarono dagli altipiani della penisola arabica o dallo Yemen, il cui clima e topografia erano somiglianti al loro habitat attuale. Hanno introdotto la capacità avanzate in agricoltura, commercio, metallo, progetti architettonici e di amministrazione.
 
Durante l’Impero Greco Romano, Adulis è stato un caposaldo commerciale e affollato porto di navi provenienti da Egitto, Arabia, Ceylon e India. Cosmos nel suo libro "Topografia cristiana" ha registrato due iscrizioni trovate ad Adulis. Anche un anonimo monaco egiziano nel suo libro di viaggio "Il Periplo del Mare Eritreo" del secondo o terzo secolo, ha registrato un elenco di prodotti, come l'avorio, gusci di tartaruga, ossidiana, spezie e mirra esportati verso l'Oriente (Periplus , Pag 284).

Durante il regno di Nerone (54-68), Roma aveva già stabilito una relazione di scambio con le popolazioni dell’ Africa orientale, compresi mercanti greci e egiziani. Tuttavia, il costante benessere permeato da ambizione coloniale, rivolte locali e la crescente influenza dell’Islam ha portato alla scomparsa definitiva di Adulis all’incirca nel 710 (Rothberg, 1965, pag 33).

Fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, la maggior parte degli studi archeologici condotti presso le rovine del porto di Adulis avvennero a causa della scoperta accidentale durante la ricerca di studiosi, missionari, viaggiatori e autorità coloniali. Tuttavia alcune opere di Abissinologi quali Rupel (1845), Prideaux (1864), Dilliman (1878) e Rosini (1907), cominciarono a comparire nelle recensioni delle società istruite. Le loro opere che trattano principalmente la cronaca di re Axumiti conducenti allo studio della preistoria e, di conseguenza, la numismatica Abissinia.

Nel 1868 Lord Napier nella sua famosa spedizione in Abissinia censì le antiche rovine di Adulis e così è stato in grado di identificare la forma architettonica di una chiesa puramente bizantina (Anfrey, 1963). Tuttavia, secondo Littmann, lo scopritore di Adulis è stato il dr. Sundstrom nell'anno 1906, nonostante alcune restrizioni imposte su di lui dai coloni(Littmann, 1907, pag 172 e Aren, 1978, pag 358).

Durante lo stesso anno, su incarico del governo italiano, il professor Paribeni, in collaborazione con il professor Gallina condusse un rigoroso scavo scientifico, mai svolto prima sul sito. Il successo dello scavo gli ha consentito di esporre i progetti architettonici e vari artefatti comprese monete le cui origini sconcertano ancora oggi i numismatici.
Nel corso di lunghi anni della occupazione italiana in Eritrea, nessuno sforzo è stato fatto per replicare la esplorazione della pietra miliare di Adulis.

Tuttavia il Conte Rossini, nel corso del suo servizio in amministrazione coloniale, e altri studiosi italiani avevano studiato alcune città antiche  documentandone i risultati in una rivista di  breve vita "Rassegna di Studi Etiopici " Kolmodin, 1910, pag 252-255).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il governo etiope, in collaborazione con un archeologo francese, Frances Anfrey, ha condotto una ricerca presso il sito di, Adulis e alcuni dei risultati sono apparsi negli “Annali di Etiopia”.
 
Monete scoperte presso ADULIS

Monete raccolte ad Adulis e Axum hanno alcuni caratteri distintivi come un dio-luna e una croce che rappresenta il culto della divinità pagana, e l'introduzione del cristianesimo nel 340 o 342 rispettivamente (Krammer, 1926, pag 43). Secondo il dr. Sundstrom due monete d'oro e una moneta d'argento sono state scoperte in una camera scavata ad Adulis.

Allo stesso modo, Paribeni ha raccolto quaranta monete d'oro e circa 400 monete in bronzo risultate diverse rispetto a quelle dei Romani (Paribeni, 1908, pag 569). Alcune delle monete scoperte da Paribeni mostrano iscrizioni greche e orientali, divinità, come un dio-luna che è ancora visibile nella parte superiore della stele di Metera e di Axum (Vedere F43, F44, F47).

Infine l'autore vorrebbe includere le monete eritree che in virtù della loro origine non identificata lo hanno portato a scrivere con curiosità questo documento (F50). In breve non ci sono descrizioni riguardanti le loro origini nella Vecchia Enciclopedia Spagnola. Pertanto, dopo aver collegato le monete antiche e la loro circolazione a un certo punto nella storia, sono state identificate monete metalliche simili utilizzate in età ellenistica.

Ad esempio, confrontate qualsiasi moneta con un fiore a stella, come in F50, con quella in F48 n. 11. Si tratta di una Dracma in argento dell’area Ionica del 5° secolo a.C.. Allo stesso modo, guardate una moneta con un polpo in F51 e paragonatela con F49 e F85. Si tratta di una Dracma in argento di Euboea, Eretre nel 500 a.C. (Carson, 1962. Pag 587-589).

Così si potrebbe dedurre che tali monete metalliche in questione siano in una certa misura di origine greca. Anche se individuare tali monete potrebbe rappresentare un problema dal momento che ogni città-stato in passato era libera di coniare le proprie monete. Come risultato, ci sono stati 120.000 diverse monete, nel mondo antico, di origine greca (Clain, pag 11).
 
CONCLUSIONE
 
E’ stato chiarito che la storia del baratto culmina con l'adozione di una moneta di conio come sistema di scambio. Inoltre abbiamo individuato, come soggetto delle nostre ricerche, l'origine delle monete di Adulis e dei problemi connessi con l'individuazione delle loro origini.

Tuttavia, come si potrà capire, l'identificazione delle origini delle monete di Adulis come tali non è noioso poiché potevano essere facilmente distinte dal confronto con una varietà di monete raccolte in Medio Oriente e del Mediterraneo in seguito alla Seconda Guerra Mondiale.

Attualmente la ricerca è facilitata dalla migliorata tecnologia archeologica dovuta al continuo coinvolgimento pubblico e privato in questo campo. Tuttavia, data l'attuale situazione in Eritrea, qualsiasi coinvolgimento in tali imprese costose può essere considerato un lusso piuttosto che una necessità.

E’ comunque indispensabile ricostruirei siti storici, come Adulis, Dibarwa ecc dal momento che i loro progetti architettonici sono ancora disponibili in rari libri che si trovano nelle biblioteche delle grandi capitali europee.

http://www.alenalki.com/images/stories/okt_2007/Adulis_Coins.pdf


NOTE:
Alvarez, F. (1881). Narrative of the Portuguese Embassy to Abyssinia.
Anfrey, F. (1963). Cited in Axum by Kobischchanov, Y.M. (1979) and translated by Lorraine Kapitanoff.
Aren, G. (1978). Evangelical Pioneers in Ethiopia.
Carson, R.A.G. (1962). Coins of the World.
Clain-Stefanelli, E. (1985). The Beauty and Lore of Coins.
Dillmann, A. (1978). Uber die Anfage der Axumitischen Reiches.
Hoyt, E.P. (1977). Coins Collectors and Counterfeiters.
Kammerer, A. (1926). Les monnaies Abyssines de la collection Muncharjee d’ Aden. Revue Numismatique.
Kidane, K. (1968). The Axumite Coins and the Kings Who Produced them (Amharic Text).
Kolmodin, J. (1910). Meine Studienreise in Abessinen. 1908-1910. Monde Oriental V. 4.
Littmann, E. (Februar, 1907). Preliminary Report of the Princeton University Expedition to Abyssinia. Zeitschrift fur Assyriologie und Verwandte Gebate XX, Band 1.
Paribeni, R. (1908) Ricerche nel logo dell’ antica Adulis.
Periplus of the Erithraen Sea (1912). Author unknown. Translated by Wilfred H. Schoff.
Prideaux, W.F. (1884). The Coins of Axumite Dynasty. Numismatique Chronicle.
Rossini, I.R. (1909). Les listes des rois d’Aksoum. Journal Asiatique. V. 14.
Rothberg, I.R. (1965). A Political History of Tropical Africa.
Ruppel, E. (1845). An Unedited Coin Of One Of The Early Kings Of Abyssinia. Numismatique Chronicle, Ser., V. VIII.
Saint-Martin, M.V. ( En Aout, 1863). Eclaircissements geographiques et historiques sur l’inscription d’Adulis. Journal Asiatique.

 
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